In occasione degli 800 anni del ritorno al Padre di frate Francesco (1226) ho pensato di scrivere alcune meditazioni sul Cantico delle creature che ha compiuto 800 anni lo scorso anno essendo stato scritto dal santo al termine della sua vita (1224/25), quando era cieco e malato.

Sorprende la scelta del momento di ispirazione di questa preghiera di lode, ma i Santi spesso ci sorprendono e il Cantico se vogliamo è un po’ la sintesi di tutta la vita spirituale di San Francesco.  Viene considerato il primo testo poetico in volgare italiano giunto sino a noi e si presenta come una “lauda” in cui il santo scioglie un commosso inno alla potenza di Dio, attraverso l’elenco degli elementi del creato che vengono quasi invitati a unirsi a lui in una preghiera comune.

La lingua è il volgare umbro con l’inserzione di molti latinismi, i primi versi sono rivolti direttamente a Dio.

“Altissimo onnipotente bon Signore
Tue son le laude la gloria et l’onore et ogni benedizione.
A Te solo Altissimo se confanno  e nessun uomo è degno di te mentionare”

Vi ho scritto una traduzione non completa in italiano del testo originale per una maggiore comprensione.

Frate Francesco si rivolge direttamente a Dio e lo chiama l’Altissimo come spesso viene chiamato nell’Antico Testamento.  Già dai primi versi si capisce che la sua sarà una preghiera di lode, la più alta preghiera che un essere umano può rivolgere a Dio, la più gradita a Lui e la più difficile perché spesso le ansie e gli affanni della vita ci portano a chiedere aiuto e protezione e ben poco a lodare.

Eppure Francesco è cieco e malato quando detta a un altro frate questa preghiera, testimoniando così che è possibile riconoscere la presenza amorevole e vitale di Dio in ogni condizione, anche la più sofferta e precaria.

Non ci viene di certo spontaneo. Occorre esercitarsi nei momenti più sereni quando è più facile ringraziare non per eventi rari o eccezionali ma per ogni piccola cosa che ci rivela la Sua vitale Presenza.

Occorre esercitare i sensi per osservare ascoltare odorare toccare tutta la bellezza di cui siamo circondati e che Lui ci ha regalato. San Francesco si era talmente esercitato che anche da cieco la sapeva vedere  ne sapeva godere e da questo nasce la sua laude. Almeno così mi viene da riflettere.

Laudato sii!

-Silvia Falcione