Molto spesso negli incontri-scontri in TV tra politici viene denunciato un serio problema sociale, cioè il calo demografico; si manifesta preoccupazione per il numero di nascite sempre più decrescente che fa temere di creare un paese meno popoloso nei prossimi anni con il conseguente rischio di avere meno lavoratori e meno risorse economiche per l’amministrazione dello Stato e dei cittadini. Anche la maggiore longevità costituisce un problema per l’assistenza sanitaria di molti anziani bisognosi di prolungate cure, quindi con una spesa più onerosa per il sistema sociale.

Si fanno sondaggi, si discute sulle cause, si accusa la scelta politica di chi governa in quel momento e via discorrendo. Io penso che siano solo sterili discussioni, perché la questione è più complessa.

La società odierna è cambiata tanto dopo la seconda guerra mondiale, la famiglia non è più quella di una volta, composta da genitori e una numerosa figliolanza, modello patriarcale; oggi ci sono varie tipologie di famiglie: quelle di fatto, allargate, composte da singole persone, omosessuali, dove i ruoli non sono rigidi come una volta e spesso senza prole. Questi cambiamenti sono stati determinati da fattori come l’esigenza della donna di conquistare nella società posti sempre più importanti in concorrenza con gli uomini, l’istruzione superiore ha determinato la scelta lavorativa femminile. La donna non vuole riconoscersi solo come moglie, madre e angelo del focolare ma vuole impegnarsi per contribuire a formare una società con impronta meno esclusiva maschile. Essa esige anche ritagliarsi degli spazi in autonomia per realizzare le proprie aspirazioni in altri campi come hobbies, sport, studi ecc.

La parità non è stata ancora del tutto raggiunta ma in famiglia la donna oggi ha voce in capitolo sull’educazione dei figli, sulle scelte nei vari ambiti perchè contribuisce anche economicamente alla conduzione famigliare e nel costo della vita dei componenti.

È anche cambiata la mentalità della società: si rimanda ad età più tarda la nascita di un figlio perchè si preferisce non avere impegni appena si costituisce una qualsiasi forma di famiglia, bisogna prima fare esperienze viaggiando, divertendosi, accumulando risorse economiche, oppure si rinuncia alla maternità adducendo cause come il timore di malattie o di una vita infelice in una società violenta. Ognuno ha la sua scusa.

È vero che crescere un figlio un figlio comporta responsabilità, fatica e anche rinunce ma non c’è niente di più bello e di più grande del mettere al mondo una creatura, carne della tua carne, che può dare un senso vero e autentico alla vita, che genera amore e sentimenti profondi.

Inseguire un percorso di vita edonistica, senza responsabilità ed affetti può essere comodo e piacevole fino a quando va tutto bene, ma col passare degli anni ti ritroverai solo e allora cosa sarà rimasto di una vita godereccia, libera, spesa tra viaggi e vacanze? Non lascerai di te nessuna traccia, anche se sarai stato un personaggio di peso sociale e di nota fama, mentre il DNA trasmesso ai tuoi discendenti avrà avuto i suoi frutti e un fine in questo mondo voluto da Colui che ci ha creati.

Mi stupisce sempre più la quotidiana osservazione che in questa attuale società c’è sempre meno spazio per la vita umana ma un forte interesse per gli animali a cui vanno tutte le cure e attenzioni. Si vedono coppie portare a spasso cani invece dei bambini, si spendono soldi per i loro bisogni senza risparmio tanto che si è creato un lucroso business attorno a questo interesse tra veterinari, toilette, cibarie, abbigliamento ed altro. Sono stati creati pranzi gourmet in ristoranti extralusso fino a 150 euro, negli hotel stellati spazi in suite   per cani di persone facoltose che non vogliono separarsi dal loro “figlio peloso” ( v. Brambilla). Qualche animale viene seppellito nella tomba a fianco del padrone.

Amare gli animali è un nobile sentimento ma bisogna essere equilibrati tenendo presente che l’uomo è uomo e l’animale, pur essendo un essere vivente, ed anche se gli vogliamo bene, non dobbiamo umanizzarlo, bastano già i robot definiti umanoidi, pur essendo un concentrato di fili e metalli.

Mi sembra un cammino verso una deriva alienante.

Restiamo umani ( v Enciclica Leone XI )!