Da troppo tempo, con molta frequenza, si susseguono fatti di cronaca che vedono come vittime le donne: i femminicidi.
Tante perdono la vita per mano dei mariti o compagni che sono autori di efferati delitti nei confronti di chi dovrebbero, invece, amare e proteggere. Le modalità di queste uccisioni sono molto violente e feroci e mostrano tutto l’odio e il rancore di cui sono pervasi gli animi assassini.
La causa è sempre la non accettazione del fallimento di una unione che si è logorata e che diventa sempre più impossibile e intollerata dalla coniuge. Arrivare all’uccisione della donna che era stata scelta come moglie, compagna e madre dei propri figli è il punto di non ritorno di una situazione da cui non si vede l’uscita, perché si è sopraffatti dalla ottenebrazione del cervello, dal desiderio violento di fare del male a chi ti fa male con il suo abbandono, a chi ti fa sentire frustrato e fallito, ti pone in un baratro da cui non credi di salvarti e ti umilia socialmente.
La gelosia spinge alla violenza che nessuno riesce a placare, nemmeno la considerazione dei figli, anche minori, che possono rimanere orfani di entrambi i genitori. A volte la crudeltà di un padre ferito nel suo orgoglio arriva a colpire la propria prole per punire la moglie che deve soffrire avendo causato la separazione.
La reazione maschile è eccessivamente violenta forse perché c’è una prospettiva di vita difficoltosa, magari anche economicamente, o forse un dissesto dell’equilibrio della famiglia.
Ma perché una donna arriva alla decisione di separarsi dal proprio compagno? I casi sono diversi ma tanti i motivi comuni. Diciamo che spesso giunge a questa soluzione troppo tardi perché è trattenuta dall’amore per i figli, oppure crede di poter salvare, con la sua presenza, la famiglia, anche se deve sacrificarsi.
Un tempo le donne non avevano alternative e subivano anche reiterate violenze domestiche, economicamente erano dipendenti dal marito che controllava il reddito, né avevano un lavoro per potersi mantenere. Unico destino era subire, se non possedevano proprie ricchezze o patrimoni.
Oggi la donna ha maggiori possibilità perché spesso è attiva nel lavoro, consapevole dei diritti sanciti nella Carta dei diritti umani, può ricorrere alle istituzioni che devono tutelarla e aiutarla.
Tuttavia, da come si evince dai femminicidi quasi giornalieri, non tutte le donne riescono a capire in tempo utile che bisogna denunciare ogni sopruso, stare all’erta e proteggersi.
L’amore è un sentimento che mette prima il bene dell’altro, è rispetto reciproco e comprensione, appoggio, tenerezza, complicità; una coppia deve avere gli stessi obiettivi ma ognuno deve realizzare i propri sogni ed aspirazioni con la solidarietà dell’altro. E se il partener usa la manipolazione dei pensieri e delle emozioni, se fa violenza psicologica o fisica, se ha il controllo sulla altrui persona, è meglio accettare la fine di una storia perché vuol dire che l’amore è morto e bisogna voltare pagina, dimenticare il passato e ricominciare una nuova vita.
Un legame tossico è senza prospettiva.
Dobbiamo educare l’uomo all’autocontrollo, deve ricordare che non è il padrone della vita della donna, che è responsabile della felicità dei propri figli e che nessuno è obbligato ad amare chi non si vuole amare.